giovedì 23 febbraio 2012

exegi testamentum

I
prepararsi alla scrittura
è come pararsi il funerale
essere del tutto pronti dico
a nulla vale l’aver pensato
ad un filo di poesia
nell’adolescenza impensierata
è all’agonia di ogni ego
a che non siamo preparati
e che ci richiede lo sterro
con una penna brandita in mano

queste variazioni canoniche
in che siamo calati quando pensiamo
di essere uno che scrive
è topos letterario
che presto si frange
non vorremmo ma è lei che ci scrive
la biblioteca
che ci assedia di mentire sempre
e che ci richiede carta
ancora e ancora

per mesi e mesi ho cercato
materialmente
una penna che fosse men dura
poi ho capito che mi tremava il polso
che a scrivere non era la penna
ma una massa
del dimidiato spirito
poi ho oltrepassato la mollezza
e il modo della scrittura
e con questi impoetici versi
mi sono rabberciato un catafalco
su cui immolare la verità
di un verso che fosse consolatorio


II
cosa aspettano che mi sia fatto fuori
perché la vicina di casa possa
angosciarsi al telefono celiando
per dire che al piano di sopra
viveva un poeta

avrei dovuto aspettarmi anche io
di entrare in manicomio
per dettare ad un infermiere sordo
un’autobiografia in decasillabi sbilenchi


III
ho abbaiato tutta la notte
ho ululato insieme al mio cane
a chi faceva più chiasso
le pepite di tutte le Europe
non potranno zittire l’urlo che covo
con tanta assidua stoltezza
quando mi guarda l’amore mio
che era nell’ora salvifica del riposo

voltolato nel letto
mio amato


IV
dovranno essere almeno in tre
per legarmi al palo della vergogna
quando mi si imporrà il silenzio
quando avrò violato
l’incancrimento di ogni patto sociale
che insegna il silenzio ai poeti

e gli sgherri armati dei letterati titolati
quelli che raccontano che il rosso è nero
e per i quali va sempre tutto bene
impreparato come sono allo spolvero
del loro scaffale di libreria

mercoledì 11 gennaio 2012

Itagliani e Equitaglia

Noi italiani, in generale, abbiamo un diffidenza direi genetica verso i tributi e le tasse, retaggio delle vessazioni continue e secolari e millenarie di re stranieri, papi, principini arrogantelli e Borboni nullafacenti. Che quindi il pagamento delle tasse sia stato, e sia ancora per alcuni versi e per molti di noi, 'disinvolto', o per lo meno facilone ha la sua attenuante e la sua origine qui, nel tessuto socio-neurale della storia. Ma che nel giro di 5 o 6 anni ci sia chiesto non solo di metterci in linea (che forse sarebbe auspicabile, e equo) per il presente e il futuro, e che ci venga imposta una precisione svizzera per il passato, rimanendo intatto lo sfascio con cui lo Stato cialtrone gestisce la Cosa Pubblica, rimanendo immutato lo stato di indigenza dei servizi (con il crescere costante di gabelle e balzelli oltre che delle tariffe) e anzi via via diminuendo quelli gratuiti (garantiti in teoria dalla nostre proprie tasse) mi sembra per lo meno vessatorio, quando non proprio odioso e interamente iniquo. E' ingiusto che un normale cittadino debba continuamente sentirsi schiacciato da una vera e propria agenzia di taglieggio che incassa per lo Stato che NON RIVERSA sui servizi, e (botta di populismo) ingrassa una classe parassitaria di amministratori incapaci e manager si Stato tutti regolarmente senza nessuna idea e solo dediti al passaggio di incarico da CDA in CDA, con esiti sempre più disastrosi per ospedali, treni, autobus, servizi pubblici in genere. Non voglio fare l'apostolo degli evasori (che non mi stanno simpatici per niente) ma chi 'governa' dovrebbe mostrare che il recupero dei crediti passati e il di nuovo gettito fiscale serva VERAMENTE ad eliminare gabelle e balzelli odiosi (alcuni sono proprio ridicoli) o abbassare le tasse a chi già le paga. Ma non mi pare questa la strada, NO?